LE NOSTRE ORIGINI

Nell’inverno 1985/86 a causa del molto freddo, parte della laguna ghiacciò come pure il Brenta, e a Padova vi fu una vittima per assideramento. Si trattava di una persona anziana, senza dimora, che normalmente cercava riparo dal freddo e un posto per riposare all’interno della sala d’aspetto di 2° classe nella stazione FS della Città. Ogni tanto dei controlli in piena notte provocavano la cacciata degli abusivi, che di conseguenza dovevano passare il resto della nottata sotto qualche portico all’addiaccio. Fu in una di queste occasioni che rimase vittima del freddo uno dei più anziani ospiti della sala d’aspetto. È da notare che in quel tempo, il “Dormitorio Pubblico” non era più accettato neanche dai frequentatori abituali, per il suo stato di degrado e di abbandono e per la mancanza delle più elementari norme d’igiene

In seguito a quest’episodio fu organizzata una riunione presso le Cucine Popolari per vedere cosa si potesse fare. Vi parteciparono suor Lia, per le Cucine Popolari, Madre Bernardetta, per le Suore Elisabettine, don Lucio Calore, direttore Caritas (anche in rappresentanza del Vescovo di Padova) e alcuni laici volontari. Nel corso dell’incontro il dott. Fortunato Zotti, medico volontario presso l’ambulatorio delle Cucine Popolari, si scandalizzò per l’accaduto. Informò che periodicamente, a rotazione, doveva provvedere al ricovero ospedaliero dei frequentatori della sala d’attesa citata. Questo, perché non trovando per il loro riposo una posizione orizzontale, le gambe si gonfiavano a dismisura, provocando, soprattutto fra i più anziani, gravissimi problemi d’articolazione e di circolazione. “È mai possibile - tuonò il dott. Zotti - che nella città del Santo non si trovi una sala per sistemare 10/15 brandine permettendo che si stendano, magari a turno, al riparo dal freddo?”. Dalle lamentazioni del dott. Zotti ha inizio la ricerca per risolvere il problema, poiché la denuncia aveva toccato a fondo il cuore e la coscienza di tutti i presenti.

Questa è l’origine dell’Associazione Elisabetta d'Ungheria, fondata dalla Diocesi di Padova e dalla Congregazione Suore terziarie francescane Elisabettine con la partecipazione di alcuni volontari laici.

Su iniziativa di Madre Bernardetta e di Don Lucio Calore, dopo vari tentativi e peripezie d’ogni genere si giunse ad un accordo tra la Caritas e l’IRPEA per una convenzione su un immobile situato in Via Rudena, n. 59 di proprietà di quest’ultima. L’idea fu di adibirlo a casa di accoglienza notturna per senza dimora durante l’emergenza invernale, per sedici posti letto e relativo armadietto personale (su quattro stanze più le 2 stanzette per i volontari di turno). Le spese di strutturazione sarebbero state a totale carico della Caritas (circa sessanta milioni di allora) e la durata della convenzione venne stabilita in cinque anni, rinnovabile. In seguito ai ritardi sui lavori di ristrutturazione ed arredamento la casa fu aperta per l’accoglienza il 20 Febbraio del 1989.

È iniziata, così, l’attività dell’Associazione che negli anni si è ampliata significativamente ad altri ambiti di intervento oltre a quello dei senza dimora (anziani, disabili, malati, minori) e che, a partire dalla prima casa di via Rudena, n. 59, ha aperto e dato vita a nuove strutture che sono seme e segno di carità.



On Segno de Amore


Asociassio Elisabetta de Ungheria,

Quanto impegno e armonia.

   Tante xe le so forme de volontariato,

   Se go voja de lavorare on Buso lo Cato.

A l’opera de Providenza de Sarmeola,

 se ajuta con le man e co la parola

   Casa santa Chiara,

ghe xe bisogno ogni ora.

   Se põe ‘nade in via Rudena,

   dala sera ala matina.

Casa Fameje o al Betini,

 par ajutare le tose e i picinine.

   Distribuire i buoni pasto,

   par i pi poareti a zero costo.

Fa tanto ben sentirse uguai,

e fare do paroe co chi ga tanti guai.

   Se porta on sorriso a chi xe poco contenti,

   se condivide le ansie de chi vive de stenti.

Essere de auto ai pi bisognosi,

la xe la pi bea roba de essere orgoliosi.

   Elisabetta de Ungheria Santa

   ricore el 17 novembre la to festa.

Te ghe ispira sta Asociassio

che opera co fantasia e passion.

   Te invochemo modeo de pietà,

   Intercedi e sussita apostoli de carità.

E che cressa nel mondo fraternità e solidarietà.


      (Ignazio Canesso)